Mercato azionario: salirà o continuerà a scendere?

Nell’ultimo periodo il momento negativo dei mercati ha preoccupato molto gli investitori.

Ormai da qualche giorno è finito il mese di giugno e questo nel mondo della finanza e degli investimenti vuole dire che le aziende hanno chiuso il bilancio del secondo trimestre del 2022 che è composto dai mesi di aprile, maggio e giugno.

Questo periodo è sotto stretta osservazione da parte di tanti investitori o analisti per un motivo molto semplice: le aziende stanno affrontando molte difficoltà, che vanno dai lockdown che ci sono stati in Cina e Shangai, fino ad arrivare a tutte le dinamiche che si sono innescate attorno al conflitto in Ucraina o all’inflazione che sembra essere ancora molto alta.

Di conseguenza in tanti si stanno chiedendo come tutte queste problematiche potrebbero aver impattato i bilanci delle aziende e se il mercato salirà oppure continuerà a scendere.

Tasso di crescita degli utili per il 2° trimestre

La percentuale del tasso di crescita degli utili che gli analisti si aspettano per questo secondo trimestre, secondo Factset, gira attorno al 4,3%, valore corretto al ribasso un po’ di volte. Infatti, quando è finito il primo trimestre dell’anno, il 31 marzo, gli analisti si aspettavano un tasso di crescita per il secondo di circa il 5,9% quindi un numero migliore. Se c’è stato bisogno di correggere al ribasso questa cifra vuol dire che in sostanza sono entrate in gioco una serie di problematicità in più che hanno fatto capire che la situazione era meno favorevole del previsto.

Secondo le stime le aziende che aumenteranno maggiormente i loro utili sono quelle del comparto energetico industriale e del settore dei materiali a discapito invece di quelle nel settore delle utilities e nel settore financial dove ci sarà una difficoltà maggiore a portare a casa dei profitti.

Il settore delle utilities è uno di quelli maggiormente in difficoltà perché si tratta di un comparto che per decenni ha beneficiato di un periodo con bassa e stabile inflazione, che ha permesso grossi investimenti alle aziende ma soprattutto di tenere anche mediamente fissi i prezzi delle bollette.

Caso Apple: come reagire alla crisi

Apple, una delle aziende più importanti al mondo e sta reagendo bene a questo periodo storico molto particolare.

La casa di Cupertino sarà comunque, con molta probabilità, impattata. Questo è riscontrabile tra l’utile del secondo trimestre dell’anno scorso e quello che gli analisti si aspettano invece in questo secondo trimestre:

Il fatturato sarà sempre in crescita ma con un valore leggermente più basso rispetto a quanto inizialmente stimato dagli analisti. Il rischio, tuttavia, è che con l’inflazione e l’aumento delle materie prime l’azienda possa riscontrare difficoltà a correggere i prezzi.

Un punto di forza di Apple è che negli ultimi anni si è spostata tantissimo anche sui servizi e quindi non è rimasta solamente sulla vendita di prodotti fisici. I prodotti digitali non hanno un costo della materia prima che può aumentare. Per esempio, la scocca in alluminio del telefono può aumentare ma il costo per vendere il servizio di Apple Music, probabilmente non più di tanto.

L’inflazione e le difficoltà rimangono comunque una difficoltà per tutte le aziende, se infatti si guarda la performance dall’inizio dell’anno, si può notare una discesa generale di circa il 20%.

Previsioni: i price target degli analisti da qui a un anno

Dando poi lo sguardo a quelli che sono i price target degli analisti da oggi a un anno, in realtà la maggior parte sono ottimisti.

Nonostante il Q2 possa essere un trimestre difficile dove probabilmente anche tante aziende mancheranno le stime, c’è da sottolineare come l’attenzione degli investitori andrà verso un aspetto in particolare: il feeling dei CEO di tutte queste compagnie. Questo perché alla fine del Q1 molti avevano previsioni negative per il Q2 ma più ottimiste per il Q3 e Q4.

Rimane da capire, dunque, se gli amministratori delegati delle aziende confermeranno i pareri dati alla fine del primo trimestre o meno.

La politica monetaria impatta l’economia

L’economia in generale verrà impattata dalle politiche monetarie tanto che negli USA e in Europa le Banche Centrali si troveranno ad affrontare un’inflazione causata da diversi fattori. Negli Stati Uniti l’aumento dei prezzi è dato solamente da una domanda troppo alta e per questo motivo la FED sta alzando i tassi, facendo sì che il denaro costi di più. In questo modo la banca centrale può intervenire attivamente per andare a ridurre la domanda di beni e permettere così ai prezzi di sgonfiarsi, cercando di non mandare gli Stati Uniti in una fase di recessione.

In Europa la situazione è leggermente diversa perché l’aumento dei prezzi è probabilmente dato da un ammanco di offerta. Si pensi per esempio al gas naturale, il prezzo di questo asset è salito tanto perché le forniture con la Russia sono state messe in discussione e in sostanza non è che ci sia una domanda più alta rispetto agli anni scorsi ma più che altro il problema è nell’offerta.

La BCE però potrebbe avere più difficoltà a lavorare come sta facendo la FED per cercare di ridurre l’inflazione.

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