La Questione Turca: Inflazione all’80%

La guerra Russia-Ucraina iniziata a febbraio ha peggiorato la situazione della Turchia.

La situazione della Turchia negli ultimi mesi è davvero molto particolare, infatti, il Paese si trova in un contesto fortemente inflattivo, dove la popolazione perdono rapidamente potere d’acquisto. Le decisioni da parte del governo per quanto riguarda la politica economica, però, sembrano essere diverse rispetto a quanto stanno facendo le altre potenze mondiali.

Qual è il tasso d’inflazione in Turchia?

L’inflazione media-annua in Turchia ha superato nella giornata del 5 settembre, l’80% (per precisione 80,2%), facendo perdere tantissimo potere d’acquisto a tutto il popolo turco, visto che stiamo parlando di un raddoppio dei prezzi.

Il settore dei trasporti è quello più colpito, basti pensare che per ottenere la stessa quantità di beni o servizi si deve spendere oltre il doppio rispetto a un anno prima. Questa situazione si può definire paradossale, perché, contrariamente quanto fatto in Europa e America, il governo turco ha deciso di abbassare i tassi d’interesse.

Quando si parla di alzare o abbassare i tassi d’interesse si va agire su quello che viene comunemente chiamato “costo del denaro”. Un aumento del tasso vuol dire che per le persone è più costoso prendere a prestito del denaro per finanziare le proprie attività.

Questo innalzamento può provocare un rallentamento dell’economia, proprio perché le persone, pagando di più per prendere denaro a prestito, riducono il loro livello di spesa.

Riassumendo, è una pratica piuttosto comune a livello monetario quella per cui quando l’inflazione cresce, le banche centrali aumentino i tassi d’interesse per contenere l’attività economica e riportare l’inflazione a livelli accettabili. La Turchia ha fatto l’opposto.

Le mosse di Erdogan

Erdogan ha deciso di recente di ridurre i tassi d’interesse in Turchia dal 14% al 13%, nonostante l’inflazione sia all’80%, cioè il massimo degli ultimi 24 anni. Perché? Secondo quanto si può leggere dalle varie testate giornalistiche, il presidente è preoccupato dagli effetti che l’aumento dei tassi d’interesse hanno provocato sia in Europa sia in America, ovvero un rischio molto concreto di recessione.

Per capire la causa di fondo dietro a questa decisione, ci si può riferire a due fattori:

  1. la condizione della lira turca che si trova fortemente svalutata rispetto al dollaro e che in qualche modo alimenta la crescita dei prezzi. La lira turca viaggia a 0,055 dollari, in calo del 27% su base annua rispetto al dollaro, il peggior rendimento nei mercati emergenti;
  2. gli effetti ritardati e indiretti della crisi energetica e della guerra fra Russia e Ucraina oltre alla decisione da parte del Paese governato da Putin di fornire meno gas all’Europa.

Secondo il governo turco, questi shock dell’offerta hanno generato una forte spirale inflativa e quindi le pessime situazioni economiche attuali non sono da attribuire alla riduzione dei tassi d’interesse. Per loro, la migliore medicina per risollevare l’economia è proprio quella di rendere più accessibile il prestito di denaro, abbassandone il costo.

L’altro lato della medaglia, però, è quello che la Borsa di Istanbul ha raggiunto il suo massimo storico e ha incassato un rialzo di oltre il 70% dall’inizio dell’anno, diventando la miglior piazza azionaria del 2022.

Aspettative e speranze

Qual è l’approccio che sta funzionando meglio? Quello europeo e americano oppure quello di Erdogan in Turchia? Solo il tempo lo potrà dire anche se i pronostici sicuramente non sono troppo a favore del presidente turco.

Il lavoro che sta portando avanti negli ultimi 8-9 mesi sta esponendo i cittadini turchi a grandi rischi dal punto di vista economico e a una forte svalutazione della loro moneta tradizionale.

Inoltre, la situazione è ancora più delicata perché si tratta di un Paese che, come attività economica principale, ha quella della trasformazione di beni primari e di conseguenza dipende tantissimo dall’estero.

Le risorse energetiche interne della Turchia, per esempio sono limitate e per questo motivo il paese difficilmente può permettersi di evitare le importazioni, affidandosi alla Russia, primo fornitore di gas naturale del Paese.

Il 5 settembre è stato pubblicato un nuovo aggiornamento che mostra il quadro economico di agosto. L’indice Bist 100 (L’indice Borsa Istanbul 100) – indice ponderato in base alla capitalizzazione che prende in considerazione le 100 società quotate sull’Istanbul Stock Exchange con il volume e il valore di mercato maggiore – ha accumulato un rialzo del 3,44%, grazie ai titoli finanziari.

Il motivo? Gli investitori stanno utilizzando le azioni per coprire l’aumento dei prezzi e la costante caduta della lira turca.

Di fatto la speranza della banca centrale turca è che la riduzione dei tassi d’interesse possa in qualche modo dare uno slancio all’attività economica e far ripartire il Paese.

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