La Cina dice stop ai Bitcoin, ma scommette sugli NFT: ecco cosa succede

La Cina, dopo il veto sui Bitcoin, ha annunciato l’imminente lancio della sua industria di Non-Fungible Token

Nell’ultimo anno il governo cinese ha vietato qualunque tipo di attività commerciale legata ai Bitcoin, una delle più famose criptovalute, considerando queste a tutti gli effetti illegali. In particolare, negli ultimi mesi, i regolatori cinesi insieme alla Banca del Popolo, hanno intensificato i divieti nei confronti di questa valuta virtuale.

Il motivo della messa al bando dei Bitcoin

Tutto è iniziato nel 2013, quando la Cina vietò alle varie istituzioni finanziare di eseguire operazioni finanziarie legate al Bitcoin (BTC), dichiarando inoltre che questo tipo di valuta non avesse un reale significato. Queste parole in pochi giorni fecero crollare il valore della moneta virtuale di oltre il 20%, già di natura molto variabile.

Nel 2017, la People’s Bank of China aumentò la pressione normativa, cercando di portare ogni scambio di Bitcoin a seguire le regole antiriciclaggio.

Nelle ultime settimane invece, la Banca Centrale cinese ha ribadito che tutte le transazioni legate a queste valute sono considerate attività finanziarie illegali, che mettono in grave pericolo la sicurezza dei beni delle persone.

Le parole dette rappresentano una vera e propria strategia in un momento in cui i grandi governi, dall’Asia agli Stati Uniti sono spaventati da queste monete, gestite da privati, ​​che potrebbero diminuire il loro controllo dei sistemi finanziari aumentando la criminalità finanziaria e danneggiando gli investitori.

No ai Bitcoin ma sì agli NTF

Nonostante la chiusura evidente nei confronti dei BTC, la Cina ha clamorosamente aperto le porte agli NTF, per cercare di determinare le condizioni per una nuova industria nazionale dei non-fungible token.

Entro la fine di gennaio, sarà infatti utilizzabile un’infrastruttura blockchain finanziata dallo stato cinese per supportare questi strumenti, coordinata dalla Blockchain Services Network, una piattaforma creata per individui, aziende e governi locali su cui possono costruire applicazioni blockchain.

Questa struttura creata da Pechino vuole dare un servizio diverso rispetto agli NFT che si basano sulle cripto, dando un supporto tecnico tramite applicazioni sotto forma di API per l’utilizzo dei token, che potranno essere pagati solo con lo Yuan, valuta utilizzata in Cina.

I colossi tech cinesi e gli NFT

Red Date, uno dei quattro membri fondatori della Blockchain-based Service Network (BSN) ha creato quindi un progetto di blockchain permissioned che sarà controllato da alcuni attori ben definiti. In questo momento si possono nominare: China Mobile, China UnionPay and State Information Centre.

I colossi tech cinesi stanno quindi seguendo il fenomeno NFT, da loro chiamati “collectibles digitali”, allontanandosi così dal mondo BTC. Tra coloro che hanno creduto in questa idea, l’agenzia ufficiale Xinhua, che ha lanciato il 24 dicembre, più di 100mila immagini via NFT.

Questo nuovo progetto è reso appetibile dai bassissimi costi di emissione, all’incirca di 0,05 yuan, che corrispondono a circa 70 centesimi di euro. Sarà infatti possibile realizzare profitto, secondo i calcoli fatti, solo se in un anno saranno generati 10 milioni di NFT.  

Riassumendo: perché la Cina scommette su propri NTF?

I motivi sono ben chiari e definiti:

  1. Creare una tecnologia rivoluzionaria di database, rappresentata dai token non fungibili, da utilizzare in ambiti diversi: dall’arte, alle targhe automobilistiche o ancora ai diplomi scolastici
  2. Alimentare un’esplosione della produzione in termini di miliardi nei prossimi anni
  3. Offrire un ambito differenziato rispetto agli NFT basati su cripto
  4. Dare un supporto tecnico tramite applicazioni sotto forma di API per l’utilizzo dei token
  5. Utilizzare esclusivamente la moneta nazionale per gli acquisti di NFT
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