Investire in PIR o PAC? Ecco vantaggi e differenze

I Piani Individuali di Risparmio e i Piani di Accumulo Capitale sono strumenti per investimenti di medio-lungo periodo. Come funzionano e in cosa si distinguono?

Hanno in comune la “P” di “Piano”, ma dietro le tre lettere che compongono i loro nomi ci sono molte differenze. PIR e PAC sono entrambe opzioni per investire nel medio-lungo termine, ma con caratteristiche, approcci e obiettivi diversi. 

Cosa sono e come funzionano i PIR

PIR sta per Piani Individuali di Risparmio. Sono strumenti d’investimento, riservati alle persone fisiche, che puntano a convogliare una parte del risparmio privato verso le imprese italiane.

I PIR sono incentivati da importanti agevolazioni fiscali, visto che sono esenti dalle imposte sulle rendite finanziarie e da quelle di successione. Perché l’investimento possa essere definito PIR (ricevendo quindi i vantaggi ad esso collegati) deve rispettare alcuni paletti: il piano deve essere costruito da persone residenti in Italia, che non abbiano o non condividano un altro PIR attivo.

L’investimento non può superare i 30 mila euro annui e i 150 mila euro complessivi (a conferma di un target di risparmiatori) e deve essere destinato almeno per il 70% a strumenti emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione nel nostro Paese. La disciplina, aggiornata nel 2020, prevede inoltre che i PIR destinino almeno il 17,5% dell’investimento a Mid o Small Cap e puntino almeno il 3,5% su queste ultime.  

Cosa sono e come funzionano i PAC

I PAC , ovvero i Piani di Accumulo Capitale, non sono strumenti finanziari, ma sono delle modalità di investimento che aiutano a investire gradualmente e in maniera automatica una certa somma: il capitale iniziale viene aumentato con cadenza e cifre fisse, ma flessibili e modificabili. Questo strumento permette a molte più persone di accedere ai mercati, anche a chi ha investimenti iniziali ridotti, e di attenuare i rischi legati al tempo d’esordio di un investimento. 

Le differenze tra PAC e PIR

La principale differenza tra PIR e PAC consiste nella flessibilità. Per quanto anche i PIR consentano margini di manovra e di scelta, devono obbedire a vincoli più stringenti. I PAC invece possono avere dei limiti minimi d’ingresso ma non hanno tetti massimi; non sono riservati ai residenti in Italia; non prevedono l’obbligo di investire in precise classi di asset una quota consistente delle risorse; non hanno un vincolo minimo di cinque anni, che invece è richiesto dai PIR per usufruire dei vantaggi fiscali. 

Pro e contro dei PIR

Il principale vantaggio dei PIR consiste senza dubbio nelle agevolazioni fiscali. Le imposte sulle rendite finanziarie, dalle quali i Piani Individuali di Risparmio sono esenti, sono comprese di solito tra il 12,5% e il 26%, senza dimenticare le tasse di successione. C’è poi una questione di principio: i PIR hanno chiaramente l’obiettivo di supportare il Made in Italy.

Dall’altra parte i PIR sono meno flessibili e meno diversificabili rispetto ai PAC. È vero che anche all’interno dell’economia italiana ci sono imprese di settori molto diversi. Ma i PIR non consentono una marcata diversificazione geografica.

Come sempre, quindi, tra PIR e PAC non esiste uno strumento giusto per tutti. L’investitore deve sceglierlo dopo aver messo a fuoco esigenze, disponibilità, propensione al rischio e obiettivi.

Infografica PIR e PAC a confronto
PIR e PAC a confronto
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