Perché con l’inflazione non conviene tenere soldi sul conto corrente

Molti italiani hanno lasciato i propri risparmi in banca a causa dell’incertezza post Covid-19. Una scelta che può rivelarsi controproducente per via dell’inflazione.

L’incertezza, si sa, non incentiva famiglie e aziende a investire. Anzi, in genere è proprio nei momenti di grande indecisione sul futuro che tutti risparmiano, accumulando liquidità in attesa di tempi migliori. Ed è proprio ciò che è successo nel 2020 a causa del Covid-19, come confermano i dati dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana.

Lo scenario italiano: oltre 1.700 miliardi sui conti correnti

A dicembre 2020 gli italiani hanno “parcheggiato” ben 1.737 miliardi di euro nei conti correnti. Una cifra record come ha spiegato l’ABI, raggiunta grazie al balzo di oltre il 10% rispetto al dicembre del 2019. Timore del futuro a causa del Covid-19, restrizioni alla mobilità, parziale blocco delle attività economiche sono le principali cause di questa scelta, che però può portare diversi svantaggi sul lungo periodo. E, secondo gli analisti, il trend è destinato a crescere nei prossimi mesi.

Il peso nascosto dell’inflazione

Ci sono almeno due motivazioni per le quali è sconsigliato lasciare così tanto denaro fermo, in attesa di tempi migliori. La prima, più semplice da vedere, sono i costi fissi per la gestione dei conti correnti, che possono toccare anche 87 euro l’anno secondo una stima dell’ABI. La seconda, meno evidente e per questo anche più pericolosa, è l’inflazione. Intesa nel suo senso più ampio, l’inflazione è semplicemente l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi, quindi porta con sé spesso buone notizie, perché significa che l’economia si sta muovendo e sta progredendo. Il problema principale, però, è che erode progressivamente il potere d’acquisto se questo non aumenta progressivamente almeno con lo stesso tasso di crescita dell’inflazione.

Come l’inflazione erode i risparmi tenuti sul conto corrente

Secondo le stime dell’Istat, a giugno 2021 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per la collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato un incremento dell’1,3% su base annua. Questo aumento dei prezzi è dovuto principalmente alla crescita dei beni energetici, ma anche altri comparti si stanno riprendendo. 

Proviamo a fare un esempio pratico: ho ricevuto in eredità 10 mila euro il 1° gennaio 2021 e, visto il momento di incertezza, ho deciso di metterli in banca per sicurezza, dove li lascio per 10 anni. Questi 10 anni sono caratterizzati da un’inflazione media del 2% in Italia. Dopo 10 anni li voglio prelevare, ma scopro che i miei 10 mila euro in realtà hanno un valore di 7.570 euro. Perché è sceso così tanto? Il calcolo è molto semplice: 10 anni a un tasso di inflazione del 2% significa che il valore scende a 8.370 euro, ai quali dobbiamo sottrarre 80 euro l’anno per le spese di gestione del conto, quindi altri 800 euro. Probabilmente avrei fatto meglio a investire i miei 10 mila euro, almeno con l’obiettivo di non perdere potere d’acquisto.

Ricetta contro l’inflazione: basso rischio, asset allocation diversificata e obiettivi a lungo termine

Se tornassi indietro, quindi, affiderei i miei 10 mila euro a un gestore con l’obiettivo di difenderli dall’andamento dell’inflazione e possibilmente con un basso rischio.

Esistono diversi modi per farlo, ma la cosa importante è quello di iniziare con un investimento graduale che mira ad avere orizzonti di medio-lungo periodo. Con il servizio Roboadvisor di Tinaba e Banca Profilo è possibile investire in ETF, quotati su listini ufficiali, direttamente da app, sul proprio cellulare e avendo la sicurezza di poter monitorare e seguire la strategia migliore implementata per raggiungere i propri obiettivi: su un periodo di lungo termine come 10 anni.

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