Gli Errori Più Comuni Quando si Investe in Borsa [+ESEMPI]

Gli errori che si possono commettere investendo in Borsa sono i più disparati, sia per chi è alle prime armi sia per gli investitori con più esperienza.

Quando si investe in Borsa, gli errori che si possono compiere sono molti. Non solo per chi è alle prime armi, ma anche per gli investitori più esperti. Ecco alcuni esempi degli errori più comuni legati agli investimenti in azioni e obbligazioni e alla gestione del portafoglio.

Sentimenti e stati d’animo di un investitore hanno un peso e rappresentano un pericolo quando governano le scelte. L’emotività spinge l’investitore ad agire d’impulso, peccando di eccessivo ottimismo o pessimismo.

Scegliere titoli “di moda”

Molti investitori sono attratti dai titoli di cui hanno parlato ampiamente i giornali. Ma non è tutto oro quello che luccica. Il fatto che se ne parli tanto fa aumentare il prezzo del titolo, ma non è detto che faccia crescere anche l’effettivo di valore del titolo stesso. Ad esempio, se si procede a un’analisi del mercato, si può scoprire che titoli meno noti e più economici hanno un potenziale di crescita futura maggiore nel lungo periodo rispetto ad alcuni Big Tech come Google e Facebook, con prezzi iniziali già molto alti.

La Fomo

Quando un titolo è al centro dell’attenzione, si potrebbe generare una corsa all’acquisto. Nei casi più estremi, si parla di “Fomo”, Fear of missing out, cioè la “paura di restare fuori”. In pratica, si rischia di acquistare quando il prezzo è vicino ai suoi massimi, generando una perdita in caso di rivendita futura.

Il panic selling

In direzione opposta rispetto alla Fomo agisce il cosiddetto“panic selling”, errore molto comune tra gli investitori: si vende quando un titolo cala per paura che possa precipitare, senza badare alla possibilità che potrebbe trattarsi di un calo contenuto o momentaneo.

Gli effetti dell’emotività sugli investimenti: l’esempio delle “bolle”

Un misto di ottimismo e panico porta alle cosiddette “bolle”. I prezzi di una società o di interi settori vengono gonfiati perché tutti comprano fino a quando uno “spillo finanziario” ne provoca lo scoppio, innescando una corsa alle vendite che accelera ulteriormente la caduta. È quello che è successo per esempio all’inizio degli anni 2000 con la “bolla di internet”.

Non avere una strategia

L’emotività e l’istinto non sono eliminabili dalle scelte di investimento, ma si possono certamente dosare se ci si dota di una strategia, con obiettivi chiari e un orizzonte temporale definito, scegliendo il proprio profilo di rischio.

Ad esempio, un investitore con l’obiettivo di far maturare i propri risparmi e una propensione al rischio contenuta dovrà puntare sulla variabile tempo: per ottenere un rendimento consistente dovrà cioè programmare su un orizzonte di anni, se non di decenni. Se invece punta a generare un rendimento abbondante già nel breve periodo, dovrà accettare un rischio più elevato.

Inseguire il mito del market timing

Un altro errore  fatto da chi non ha una strategia precisa, è inseguire il cosiddetto “market timing”, cioè il tempo giusto per investire, un mito del mondo finanziario che difficilmente riesce a realizzarsi . Gli investimenti non devono rimanere immobili, ma servono movimenti tattici coerenti con la strategia e non con le scelte di gregge.

Comprare “titoli sicuri” per ridurre il rischio

Gli investitori molto prudenti potrebbero scegliere titoli considerati relativamente sicuri con pochi debiti, elevata liquidità e dividendi certi. Questi potrebbero però dimostrarsi rischiosi se non ci sono prospettive di crescita.

Non diversificare

Concentrarsi solo su un unico titolo, su un unico settore o su settori molto legati tra loro, non è una buona idea. Le sorti dell’investimento, infatti, dipenderebbero solo dal successo e dalle difficoltà di una sola società o di un solo comparto. La diversificazione è fondamentale per ammortizzare questo rischio.

Per diversificare, si può innanzi tutto investire su titoli che fanno capo a diverse società. È possibile, inoltre, diversificare per settori industriali, come: energia, telecomunicazioni, lusso e tecnologia. In questo modo, i titoli del nostro portafoglio, che reagiscono a fattori diversi, tenderanno a muoversi in modo non omogeneo, alcuni tenderanno a perdere valore nel momento in cui altri lo guadagneranno.

Un altro modo per diversificare è scegliere titoli provenienti da aree geografiche diverse. Azioni che fanno capo ad aziende della stessa zona (come il Sud-Est asiatico o il Nord America) si muovono all’interno di un ambiente fatto di cicli economici e quadri normativi più omogenei.

Avere paura della volatilità

Molti investitori alle prime armi vengono frenati dalla volatilità. Per un investitore con poca esperienza vedere il valore del proprio portafoglio salire e scendere di continuo potrebbe risultare stressante a tal punto da convincerlo a vendere, preferendo una perdita contenuta alla prospettiva di un rosso più profondo. Questa rinuncia, però, impedisce di ottenere rendimenti positivi nel medio-lungo periodo. Il modo migliore per affrontare la volatilità è gestirla, costruendo una strategia con un orizzonte temporale e una propensione al rischio definiti.

Utilizzare denaro di cui avremo bisogno in futuro

Non bisogna investire in azioni il denaro che si sta risparmiando per il futuro, ad esempio per comprare una casa o per garantire ai propri figli di frequentare l’università. Un vecchio consiglio dice di “investire solo il capitale che sei disposto a perdere”. Potrebbero sempre verificarsi improvvisi crolli di mercato o altri eventi imprevisti, perciò meglio non usare il denaro che servirà negli anni a venire.

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