Fondo Pensione e Piano di Accumulo: le differenze da sapere prima di scegliere

Per valutare quale strumento di risparmio adottare tra fondo pensione e PAC occorre conoscere le loro differenze. Ecco quali.

I PAC, Piani di Accumulo del Capitale, e i Fondi Pensione sono entrambi strumenti di gestione del risparmio ma si differenziano per alcune caratteristiche. 

Cosa sono i PAC e come funzionano 

Il PAC è una soluzione di investimento basata sul versamento periodico di somme di denaro in un Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR).

Al momento della sottoscrizione, vengono stabiliti la quota da versare inizialmente, importo e scadenze regolari delle rate. Il tutto all’interno di una durata predeterminata. Ma il risparmiatore  può modificare in qualsiasi momento la periodicità dei versamenti, sospendere o revocare il piano senza alcuna penale, accedendo al proprio capitale senza problemi.

Ad esempio, si può prevedere un arco temporale di cinque anni con un investimento complessivo di 15mila euro da effettuare con 60 investimenti o rate da 250 euro l’uno con cadenza mensile.

L’obiettivo del PAC è accantonare un risparmio, riducendo il rischio della volatilità legato alle oscillazioni di mercato. Non permette di ottenere il massimo rendimento possibile, ma ha il vantaggio di offrire risultati alti in termini di rapporto rischio/rendimento. Ed è uno strumento flessibile e personalizzabile, in quanto può essere modificato in qualsiasi momento.

Se sei interessato invece a scoprire nel dettaglio questa modalità di investimento puoi leggere di più su come funzionano i Piani di Accumulo dell’app Tinaba nella guida al Roboadvisor.

Abbiamo già parlato di come il Piano di Accumulo sia molto differente rispetto al PIR e di quali vantaggi ci sono nell’una e nell’altra modalità di investimento. Vediamo adesso invece perché il PAC è anche diverso dal fondo pensione approfondendo maggiormente questo concetto.

Fondo Pensione: caratteristiche e tipologie

Il fondo pensione raccoglie i contributi dei lavoratori e/o dei datori di lavoro, o di chi produce un certo reddito, investendoli in strumenti finanziari, con lo scopo di arrivare a erogare una pensione al termine della vita lavorativa.

È uno strumento normato, che può essere di due tipologie: chiuso o aperto. Il fondo chiuso è quello previsto per alcune categorie professionali in virtù di accordi aziendali o di categoria. Al fondo aperto, costituito da gestori di previdenza, compagnie assicurative o società di gestione del risparmio, previa autorizzazione della Covip (Commissione di vigilanza per i fondi pensione), possono aderire invece tutti i soggetti indipendentemente dalla posizione contributiva.

Il fondo pensione ha un orizzonte temporale di lungo periodo e l’ammontare delle prestazioni da erogare è determinato dai contributi versati negli anni di permanenza nel fondo.

A differenza del Piano di Accumulo, che dà accesso al capitale in qualsiasi momento, chi aderisce al programma di un fondo pensione riceverà le prestazioni collegate alla scadenza del periodo di accumulazione, non prima della decorrenza del termine di permanenza minima obbligatoria.

L’erogazione dei trattamenti pensionistici di anzianità ha infatti inizio al raggiungimento di determinati requisiti di età e di partecipazione. E solo dopo otto anni dal momento della sottoscrizione, è possibile chiedere un anticipo di una parte o dell’intero importo del capitale accumulato nel caso in cui si debbano affrontare spese come l’acquisto di una prima casa o costi sanitari.

Dal punto di vista fiscale è possibile dedurre i versamenti per il fondo pensione dall’imponibile fino a 5.164,57 euro all’anno. Nel momento in cui si raggiunge il diritto alla pensione, si può scegliere tra una rendita vitalizia oppure utilizzare il capitale finale come rendita vitalizia solo al 50% e il restante 50% come liquidazione. 

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