ETF ESG spiegati: perché i fondi sostenibili piacciono così tanto

La sostenibilità e l’attenzione alla transizione energetica sono al centro degli ETF ESG, che fanno bene al portafoglio e al territorio.

Abbiamo già parlato degli ETF, fondi o società di investimento a capitale variabile (SICAV) con una gestione passiva: gli Exchange Traded Fund replicano gli indici di obbligazioni, azioni, materie prime o del settore immobiliare e, di conseguenza, anche i loro rendimenti positivi o negativi. 

Si tratta quindi di strumenti molto utili perché possono essere acquistati in modo semplice e rapido, possono essere comprati o venduti in qualsiasi momento, hanno costi ridotti grazie alla gestione passiva e soprattutto sono grandi alleati degli investitori che hanno la necessità di diversificare il proprio portafoglio titoli. Una delle tipologie di ETF che interessano sempre più gli investitori, istituzionali e non, sono gli ETF ESG

Cosa sono gli ETF ESG: le caratteristiche

Come si può facilmente comprendere dal nome, gli ETF ESG includono solamente quegli emittenti corporate o governativi che rispettano determinati parametri ESG, quindi che prestano particolare attenzione a sostenibilità ambientale, diritti umani, rispetto delle comunità locali, biodiversità e molto altro. 

ESG è l’acronimo di Environmental, Social e Governance, quindi riguarda in particolare l’energia rinnovabile, le risorse idriche, la sicurezza alimentare, il benessere e la sicurezza dei dipendenti e degli stakeholder, la privacy e la tutela dei dati personali, il gender balance nei Consigli di Amministrazione, la buona qualità del lavoro, la lotta alla corruzione e il rispetto dei diritti di tutti i lavoratori. Insomma, sono ETF che, prima di scegliere in che cosa investire, tengono conto di tutti o gran parte di questi parametri per un business etico e sostenibile.

ETF sostenibili: le aziende incluse (e non) 

Negli ultimi anni molte aziende, tra cui le Big Tech, hanno incrementato il proprio impegno in iniziative sostenibili, in particolare su tematiche ambientali. Le aziende che entrano a far parte degli indici ESG non appartengono a un settore particolare, ma hanno obiettivi precisi sui quali si sono impegnate ufficialmente. Tra questi troviamo la lotta alla deforestazione, la riduzione di emissioni e inquinamento, la transizione energetica, la lotta alla corruzione, il rispetto dei diritti umani e la promozione delle diversità di genere, cultura e religione. 

Oltre a questo, vengono esclusi i titoli delle aziende che si occupano di armi, alcol, tabacco, contenuti pornografici, gioco d’azzardo, energia nucleare o non sostenibile e altre attività che, evidentemente, non rientrano nel contesto ESG. Va anche detto che molte società sono grandi gruppi multi-business e quindi non è così semplice catalogare chi può rientrare e chi no negli ETF ESG.

Come scegliere gli ETF ESG

Innanzitutto vanno analizzati i criteri che portano alla scelta delle società che compongono l’ETF, che attualmente non sono ancora standardizzati. In seguito, bisogna informarsi sulla frequenza con la quale il gestore del fondo si confronta con le aziende che fanno parte dell’ETF, in modo da sapere ogni quanto tempo vengono verificati i parametri ESG delle aziende presenti nell’ETF. Infine, bisogna essere a conoscenza delle modalità con le quali vengono valutate le aziende che devono rispettare i parametri ESG: a questo proposito è bene sapere se ci sono delle società di consulenza o delle agenzie di rating etico che verificano il rispetto dei criteri ESG, oltre al comitato interno all’azienda stessa.

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