Cos’è e Come Funziona il Mining di Criptovalute Spiegato Facile

Nonostante la visibilità delle crypto negli ultimi anni non tutti conoscono il mining.

Molte persone negli ultimi anni si sono interessate al mondo delle criptovalute e di conseguenza hanno deciso di mettere in pratica il loro acquisto e la loro vendita. Non tutti coloro che praticano questo genere di trading, però, conoscono veramente la tecnologia sottostante.

Il motivo è facile da spiegare: le crypto sono attualmente usate maggiormente come strumento speculativo per guadagnare e per questo motivo la conoscenza specifica del funzionamento, a volte, è superficiale.

Il mining è un esempio perfetto di questa tendenza. Che cos’è e come funziona?

Mining: cosa significa

Il termine mining significa estrarre e deriva dall’inglese “to mine”. Questa parola è strettamente correlata alle criptovalute, che vengono estratte grazie alla potenza di calcolo di un computer.

Il mining, in poche parole, è il processo di convalida delle transazioni da eseguire affinché queste siano poi conservate, con quelle passate, nella blockchain.

Come funziona il mining delle crypto

Il processo inizia nella blockchain, letteralmente «catena di blocchi», libro mastro della contabilità delle crypto. Il mining ha un doppio obiettivo: creare una nuova criptovaluta, come suggerisce il termine mining e verificare la correttezza delle transazioni sulla relativa blockchain.

Su tutta la rete, quindi, le informazioni vengono unite e combinate per costituire un blocco, che viene crittografato per garantire un elevato livello di protezione.

Per questa operazione viene utilizzata la funzione di hash, che permette la formazione di un’impronta digitale che riassume tutte le informazioni di un blocco in una sequenza alfanumerica.

Le criptovalute devono essere quindi minate, cioè devono subire un’operazione di mining attraverso i calcoli di un computer, aiutando il sistema a gestire tutto il procedimento.

Il primo miner che trova la soluzione (Proof of Work) ottiene una ricompensa per il suo lavoro, ossia i token della relativa blockchain. Per questo motivo si dice che i token siano “estratti”.

I miner, in sintesi, sono dei nodi particolari che scelgono di partecipare alla rete usando la loro potenza di calcolo per aggiungere blocchi alla catena e hanno il compito di convalidare un blocco di transazioni, ricevendo come ricompensa una certa somma in crypto.

Cos’è la Proof of Work?

La Proof of Work (PoW) è un algoritmo di consenso utile per generare nuovi blocchi sulla blockchain di criptovalute ed esiste ormai dagli anni ‘90. La traduzione letterale è “Prova di lavoro” e serve per disincentivare spam e altri abusi sulla rete.

Infatti, tra i vantaggi del suo utilizzo, si può sottolineare la difficoltà per gli hacker di compiere attacchi informatici, poiché chi volesse attaccare una blockchain dovrebbe consumare una grandissima potenza di calcolo. È bene ricordare che gli attacchi sono difficili ma non impossibili.


Il meccanismo della PoW presenta però anche una caratteristica svantaggiosa per i miner, infatti, il grande consumo di energia elettrica utilizzata dai computer, va contro i principi odierni di sostenibilità.


Molte criptovalute utilizzano la PoW come per esempio Litecoin, Dogecoin ed Ethereum, anche se negli ultimi anni si sta sviluppando il passaggio alla Proof of Stake, un altro protocollo criptografico, per ridurre il consumo di energia e ottimizzare i tempi di convalida delle transazioni, abbassando i costi.

Proof of Work VS Proof of Stake

La Proof of Stake (PoS) è un meccanismo di consenso di criptovaluta per l’elaborazione delle transazioni e la creazione di nuovi blocchi in una blockchain. È nato nel 2011 quando si sono intravisti i primi problemi relativi alla Proof of Work, come l’elevato consumo di energia elettrica e l’obbligo di utilizzo di hardware con alta potenza di calcolo, perciò con un costo molto elevato.

Il sistema in maniera casuale seleziona degli utenti che possiedono la criptovaluta basata su algoritmo Proof of Stake, i quali sono successivamente compensati con nuovi token della blockchain di riferimento. Più sono le crypto possedute, più si ha la possibilità di essere scelti. Si basa quindi sul principio secondo cui ogni utente deve dimostrare di avere una certa quantità di criptovalute.

La differenza fondamentale con la PoW quindi qual è? Con il Proof of Stake, chi ha più crypto ha più chance di guadagnare. Inoltre, il PoS è ritenuto più ecologico del PoF, grazie al minore consumo di energia elettrica e al fatto che i token non sono estratti ma coniati.

Le criptovalute generate con il mining

Sono tante le criptovalute che possono essere generate con il mining. Ma quali sono le principali? Ecco quali in questo momento sono quelle più frequentemente “estratte”:

  • Bitcoin, il mining di questa valuta digitale è molto vantaggioso dato che si parla della criptovaluta con maggiore possibilità di guadagno. Negli anni, però, è diventato sempre più difficile minare il Bitcoin e le cose non andranno meglio in futuro, poiché i calcoli per estrarre saranno ancora più complicati e saranno quindi essenziali computer più prestanti che consumano ancora più energia.
  • Ethereum, il suo valore è in costante crescita e sul lungo termine i guadagni potenziali sono elevati. L’unico problema è che la blockchain potrebbe passare al Proof of Stake (PoS), rendendo inutile il mining.
  • Dogecoin o “criptovaluta del popolo”, ha attirato moltissimo interesse grazie alla maggiore facilità di mining, rispetto a Bitcoin ed Ethereum, e alla semplicità di accesso nell’acquisto di crypto.
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