Crisi energetica: cosa succede sul mercato?

Dopo 40 giorni di rally estivo, in due settimane i mercati sono tornati a preoccupare.

Negli ultimi mesi i mercati sono stati sconvolti da diversi fattori geopolitici e finanziari che hanno gravato sulla situazione economica mondiale. Uno dei temi che più preoccupa da qui in avanti, è sicuramente quello della crisi energetica, che alimenta l’inflazione e rischia di portare l’Europa verso una recessione economica.

Nel frattempo, l’Euro resta debole e le Banche Centrali per ridurre l’inflazione stanno adottando una politica monetaria ancora più restrittiva, raffreddando l’economia ed esercitando una pressione al ribasso sui consumi e sugli investimenti.

Mercati: la situazione

In attesa delle prossime mosse di politica monetaria, i mercati restano in altalena tra la voglia di investire e i timori di una recessione, con la crisi energetica che fa volare i prezzi.

I costi delle materie prime, soprattutto quelli del gas, hanno toccato livelli mai visti prima. Il picco è stato raggiunto il 26 agosto, quando si è arrivati a sfiorare i 340 euro per megawattora nel Title Transfer Facility (Ttf), il principale mercato per gli scambi della materia prima attraverso contratti futures con sede nel Paesi Bassi. Basti pensare che solo pochi mesi prima i valori si aggiravano sui 15-20 €/MWh.

La situazione economica, con prezzi in aumento ed elevata inflazione, non è di certo una novità, ne abbiamo avuto dimostrazione  nella ripresa post-covid. Ad aggravare la situazione, già da luglio dell’anno scorso, Gazprom, la principale società russa che vende gas all’Europa, aveva iniziato a ridurre la fornitura, tanto che siamo arrivati a misurare un -70% rispetto a quello del periodo pre-crisi.

Questa situazione, porta l’Europa a cercare delle alternative perché gli attuali livelli di stoccaggio di gas, pieni circa all’80%, bastano solo per il 20% dei consumi tedeschi o italiani e molto meno per quelli di altri Paesi come Polonia, Bulgaria.

L’EU sta cercando disperatamente una soluzione alla crisi energetica come l’idea di mettere un cap al prezzo del gas, ma ancora purtroppo non si è giunti a una soluzione definitiva. Infatti, le divergenze tra Paesi non sono poche in quanto si tratta di un quadro particolarmente complesso e tuttora in fase di evoluzione.

Come comportarsi a livello di investimenti?

Nonostante la situazione appena descritta, il settore energetico, quello del gas e del petrolio stanno generando profitti straordinari, confermandosi tra i pochissimi settori in guadagno da inizio anno con performance che a volte superano il +30%.

Tuttavia, occorre prestare attenzione a livello di investimento, perché il Regolatore sta intervenendo con una tassa straordinaria sui produttori e rivenditori di energia che hanno registrato fatturati da capogiro a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime e non perché sono aziende più innovative o performanti.
Gli interventi nazionali sulle aziende che stanno generando extra-profitti sono già iniziati. Esempi concreti ci sono in UK, in USA con l’IRA (Inflation Reduction Act) e ancora in Italia con il Decreto Aiuti.

Il caso Eni è un esempio: ad agosto è arrivata a perdere in una sola giornata quasi il 4% dopo che le Agenzie delle Entrate ha rivisto l’importo della tassazione da 500 milioni a 1,4 miliardi. Una cifra importante, anche per un gruppo come Eni.

Scenario: Rischi e Opportunità

Lo scenario macro è denso di incertezze. Oltre alla guerra, all’inflazione e alle banche centrali che accelerano il rialzo dei tassi e allo shock energetico, la Cina è ancora alle prese con il Covid. Purtroppo, questi segnali non sono sufficienti a suggerire quando arriverà il «pivot», cioè quando i tassi torneranno a scendere.

Nel contesto descritto, il rischio più grande è che per fermare l’inflazione si commettano errori di politica, provocando una recessione globale, colpendo contemporaneamente sia le obbligazioni sia le azioni. Tuttavia, allungando l’orizzonte temporale, si iniziano ad intravvedere rendimenti interessanti nel comparto obbligazionario. Nell’azionario ci sono occasioni selettive nei settori value e nelle aziende di qualità.

Infine, occorre tener presente che la crisi energetica e l’inevitabile caro energia saranno la strada maestra per la transizione energetica.  Nel raggiungimento di questo obiettivo, è molto probabile che gli investimenti infrastrutturali giocheranno un ruolo fondamentale: infatti, saranno sempre più necessarie strutture per produrre, trasportare e immagazzinare energia carbon free o net carbon free.

Per questo motivo, i settori preferibili su cui investire, sono quelli che fanno da “front running” a politiche fiscali e che saranno al centro del dibattito politico dei prossimi mesi sia in Europa sia in America con le midterm election.

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